Successo Senza Sforzo

La storia di Chiara

Cosa significa scoprire e vivere il SUCCESSO SENZA SFORZO?

Se mi segui da un po’ avrai certamente capito che “senza sforzo” non significa “senza impegno” e che, il messaggio che mi preme far passare è veramente un nuovo modo di considerare sé stessi all’interno della propria vita e delle aree principali.

Essendo io il promotore e il divulgatore di questo messaggio, sarebbe fin troppo facile continuare a parlarne bene, per cui, oggi ho deciso di condividere un riferimento di una persona che vive in toto questo messaggio.

Chiara è sempre stata abituata ad ottenere grossi risultati in tutto quello che fa: 43 anni, un passato da agente immobiliare, o meglio un passato da “numero 1” come agente immobiliare per la società a cui era affiliata, ogni anno (per anni) vinceva premi per essere nei Top Producer nazionali… eppure, c’era qualcosa che non andava come doveva.

Ora lascio a lei il racconto….

La storia di Successo Senza Sforzo di Chiara

 Per anni, diciamo pure per quasi tutta la vita, ho provato piacere nello sforzo, nella determinazione, nel dimostrare agli altri e a me stessa qualcosa, nell’essere coerente con l’immagine che davo e che gli altri percepivano di me.

In fondo, ero “la Zerbini” (chi mi conosceva allora lo sa), non scherziamo, tosta e cazzuta come pochi, una conquistatrice che non poteva certo cedere il passo alla debolezza, alla stanchezza o all’esitazione… osannata e presa ad esempio da chi aveva tutto l’interesse a creare altre/i Zerbini che portassero acqua al loro mulino…

Ero un agente immobiliare, di quelli che si definiscono di successo.

Per oltre vent’anni ho svolto quella professione, con momenti di stelle e momenti meno gratificanti.

Ero motivatissima, determinata ad ottenere risultati contro tutti gli ostacoli che si sovrapponevano, anche contro me stessa, con onestà e professionalità certo, ma poco importava con quali sforzi e sacrifici, soprattutto in certe aree della mia vita, alcune proprio non pervenute.

Poi la vita, o la parte più profonda di te, inizia a metterti davanti degli ostacoli, inizi a riflettere, ad ascoltarti.

Ho cominciato a sentire che quello che facevo non andava più bene per me.

Ho impiegato anni ad ascoltare quella voce e a tradurre in pratica quello che mi diceva, perché c’era una parte di me che non voleva mollare, non voleva lasciare andare quell’identità così forte.

La mia mente voleva essere più forte, anche di me stessa.

Decisi allora di ricominciare a fare corsi, che per me erano sempre stati momenti di stop, un fermarmi per capire; e con chi se non con Andrea?

Tutto il resto mi sembrava troppo vecchio, già visto, troppo incentrato sul “dai che ce la fai”.

Parlo con la mia amica Vale, vado alla serata “Prima il piacere poi il dovere” e mi iscrivo all’Unconventional Coaching School®, senza sapere bene cosa farne, ma, quella volta, ascoltando la mia saggezza interiore senza cercare tante spiegazioni.

Oltre al fatto di essere diventata “unconventional coach” (che figo quando lo dico), ho avuto modo di trovare la direzione che voglio dare alla mia vita, quella più in linea con me, di allenare il successo senza sforzo e di riflettere e capire una serie di cose.

Una fra queste riguarda il concetto di piacere e divertimento: c’è un sottile e subdolo piacere nelle persone nel farsi il culo, un sentirsi vittime e/o eroi nel riportare le cicatrici della fatica.

Chi vive secondo il “prima il dovere poi il piacere”, anche se si lamenta di quanto sia faticosa la propria vita, prova piacere in questo, non solo sicurezza.

Un piacere del cavolo, sicuramente, ma è come una malattia emozionale che si porta dietro il suo beneficio secondario.

Quando viviamo in quella trappola, perché di questo si tratta, è come se fossimo drogati o ipnotizzati da quel finto piacere (è buffo come tante persone abbiano paura dell’ipnosi senza rendersi conto di quanto vivano ipnotizzati da altri o da un sistema).

Ma allora, come facciamo a sapere che un piacere è meglio di un altro?

Se proviamo piacere anche a vivere nel sacrificio, perché dovremmo uscire da quella logica?

Perché quella logica non è fisiologica con il nostro essere umani.

Grazie anche al lavoro con Francesco Menconi (chiamiamolo Personal Trainer anche se è riduttivo), ho avuto modo di studiare come funzioniamo a livello fisiologico, di come funzioni il nostro sistema nervoso autonomo, di cosa sia il nostro essere mente corpo.

C’è una spiegazione scientifica del perché non siamo fatti per lo sforzo e il sacrificio continui: non ci siamo evoluti, o meglio adattati, per questo, e qualche decennio di sforzi per essere quello che non siamo non sono sufficienti a vincere contro l’adattamento di centinaia di migliaia di anni.

Da qui lo stress, la malattia del nostro tempo, l’insoddisfazione, quel senso di malessere che si trasforma in un circolo vizioso che si autorigenera peggiorando la nostra vita giorno dopo giorno, in un lento declino che ad un certo punto assumiamo addirittura come normalità.

Quindi, perché sforzarsi?

Non è forse meglio trovare il nostro piacere, quello che è in linea con noi e con la nostra fisiologia?

Oggi il “prima il dovere poi il piacere”, si è trasformato per me in PRIMA IL PIACERE POI IL DOVERE, perché è il piacere, non lo sforzo, non il sacrificio, non quello che gli altri si aspettano da me, il carburante che mi fa percorrere la mia direzione e raggiungere risultati lungo il cammino.

Capisco che davanti al pensiero comune “troppo bello per essere vero”, sentir dire queste cose possa destare qualche dubbio, ma se siamo disposti a mettere dubbio anche a quello che finora è stato vero per noi, allora il “prima il piacere poi il dovere” può diventare una semplice conseguenza del vivere secondo la propria direzione, secondo quello che ci dà veramente piacere, e secondo quello che è fisiologico per noi esseri umani, sufficientemente forti per impegnarci a fondo, ma non di certo nati per soffrire..

Chiara Zerbini, coach in PNL

Questa è una delle numerose testimonianze (ne leggerai altre) che ho avuto dalle persone che si approcciano al “Successo senza sforzo”.

Una cosa deve essere chiara: per Chiara, come per le altre persone, i risultati continuano ad essere importanti, solo che non sono più il fine per poter vivere felici, ma sono la naturale conseguenza di un livello di soddisfazione alto che riescono a vivere quotidianamente.

Una delle frasi che amo condividere al corso è “la felicità porta al successo molto più di quanto il successo porti la felicità”.

Andrea Favaretto

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about Andrea Favaretto

Ciao, sono Andrea Favaretto. Sono fondatore dell’Unconventional Coaching School® e del programma Successo Senza Sforzo. Sono passati più di vent’anni da quando ho mosso i primi passi nella formazione, come allievo, come trainer, come coach. L’idea che ognuno di noi possa prendere in mano la propria vita, il proprio tempo, e farne qualcosa che lo appassiona e lo rende felice mi ha sempre guidato nel trovare nuovi strumenti, nuove strade. Ho creato il programma e il corso Successo Senza Sforzo per mettere le persone, nella DIREZIONE giusta per scoprire il PROPRIO modello di successo. A presto! Andrea

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